Chi sono

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Mi chiamo Alessandro Marsili, sono un medico e mi occupo da anni di endocrinologia. In particolare di tiroide, sovrappeso e obesità.

Mi occupo anche dei problemi che riguardano il ciclo mestruale, il diabete mellino, la dieta da seguire per determinate condizioni.

Alessandro Marsili Endocrinologo
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Alessandro Marsili metodo di lavoro

Il mio metodo di lavoro

Quando ho pensato al nome per il mio ambulatorio di endocrinologia, ho scelto un termine latino: Relevium.

Ossia sollievo, alleggerimento.

Il motivo è semplice: credo sia importantissimo cercare di alleggerire la condizione di chi non sta bene e si rivolge a me per un consulto.

Per questo cerco di vedere una persona nella sua interezza, indirizzandola da altri specialisti preparati quando necessario.

Mi aggiorno costantemente, non solo per padroneggiare sempre meglio la mia materia, anche per poterla spiegare ai miei pazienti, in modo che anche per loro sia tutto il più chiaro possibile.

Un paziente non è solo la sua patologia

Per una persona sovrappeso è utile perdere peso ma anche non sentirsi giudicata. Ha bisogno di essere ascoltata, sostenuta e spronata durante un percorso. Chi ha un tumore della tiroide sarà sempre impensierito dalla malattia, temendo che si ripresenti, anche dopo la guarigione.

Per questo deve essere accompagnato nel percorso. Stare bene è una strada in salita, a volte. Ma la possiamo percorrere insieme. In che modo intendo farlo? Semplice: cercando di essere il medico che vorrei incontrare se fossi io il paziente.

Alessandro Marsili, la mia storia

Sono un medico e mi occupo da anni di endocrinologia. Di tiroide, sovrappeso e obesità, in modo particolare.
Quando ho pensato al nome per il mio ambulatorio, ho scelto un termine latino: “Relevium”, ossia “sollievo, alleggerimento”.
Un esempio.
Per una persona sovrappeso, perdere peso è fondamentale. Ma anche sentire meno “pesante” la propria condizione. Non sentirsi giudicato. Essere ascoltato, compreso e sostenuto (e spronato) durante un percorso.
Chi ha un tumore della tiroide, avrà anche il “pensiero” della malattia. Potrà guarire ma temere sempre che si ripresenti. Per questo deve essere accompagnato alla guarigione.
Stare bene è una strada in salita, a volte. Ma la possiamo fare insieme.
In che modo intendo farlo?
Semplice: cercando di essere il medico che vorrei incontrare se fossi io il paziente.
E perché tutto questo?
Ho promesso.
Nel 1982, durante i mondiali di calcio, mentre l’Italia esultava io ero preoccupato per mia nonna, che doveva sottoporsi a un delicato intervento chirurgico. MI fece promettere che da grande avrei fatto il medico e che mi sarei occupato delle persone che non stavano bene. “Te lo prometto, nonna”.
Da quel momento non più avuto dubbi su cosa fare.
Nel percorso poi ho incontrato un grande ispiratore, il Prof. Aldo Pinchera.
“Marsili, quando vedi un paziente, devi comprenderne tutti gli aspetti, non sono una “parte”, non solo la patologia per cui si rivolgono a te”. “E devi imparare a fare ricerca, per imparare a vedere “oltre”.
“Promesso, Professore. Lo farò”
Uno dei primi pazienti che ho incontrato in ospedale si chiamava Giuseppe Antonio, Antò, per gli amici: ottant’anni di energia pura. Uno a cui la vita aveva fatto di tutto, ma lui continuava imperterrito a fare la sua parte.
Parlava con fatica, ma ci teneva che comprendessi: Ricordati bene Alessandro “padronanza, empatia e semplicità”.
“Me lo segno, Antò. Prometto, non lo dimenticherò”.
Poi la vita mi ha regalato tre figli, Amanda, Daniel e Alma. Lì ho fatto una promessa a me stesso. Del tempo che “sottraggo” a loro per il lavoro, deve essere utile per qualcuno.
È tutto qui. Son le 4 promesse fatte nel tempo.
A nonna, Al Prof, ad Antò, e a me stesso.
Per questi motivi cerco di “alleggerire” la condizione di chi non sta bene e si rivolge a me.
Cerco di vedere un paziente nella sua interezza, indirizzandolo correttamente dove non ho competenze dirette. Mi aggiorno costantemente per avere padronanza dalla materia, e sono disponibile a spiegarla.
E quando lo faccio, lo faccio in maniera semplice, pensando di parlare a mia nonna, che aveva la quinta elementare. E quando le persone mi cercano, cerco di essere disponibile perché vorrei fossero così con me.
Cerco effettivamente di essere il medico che vorrei incontrare.

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Credo fortemente nell’importanza di un approccio personalizzato e attento alle esigenze di ogni paziente. Se hai domande o vuoi saperne di più su come posso aiutarti, non esitare a contattarmi.